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Chiesa di Santa
Maria del Canneto
Quest’edificio sacro fu riedificato
dalle fondamenta nel 1696 sullo stesso luogo in cui sorgeva
la vecchia chiesa, nel XVI secolo amministrata dai Cavalieri
teutonici di S.Giovanni e tenuta in commenda dall’abate
di S.Giovanni di Siponto. E’ un gioiello di architettura
barocca ed imita all’interno l’impianto e le decorazioni
lapidee della Chiesa Cattedrale. Fu sede di una Confraternita
laicale, oggi nella Parrocchiale del S.Cuore, e luogo
di particolare devozione per la Madonna sotto il titolo
della Visitazione.
Cappellania curata dal 1912 fu eretta a Parrocchia nel
1915.
Al suo interno conserva pregevoli dipinti del XVII e XVIII
secolo tra cui, una “Santa Lucia” del pittore gallipolino
Giovan Domenico Catalano ed un “martirio di S.Cristina”
derivato dall’Olindo e Sofronia di Luca Giordano. Nel
presbiterio è oggi conservata la statua lapidea di S.Nicola
(XVI sec.), proveniente dalla distrutta chiesa di S.Nicola
del Porto. Notevole il controsoffitto a lacunari dei primi
anni del ‘700 che esibisce al centro l’immagine dipinta
sul legno della Madonna del Canneto, da un originale in
tela che si conserva in ovale nell’abside dove si può
anche ammirare un bell’esempio di statuaria in cartapesta
raffigurante la Visitazione di Maria Vergine. Questo tempio
è caro alla memoria dei Gallipolini che nella piazza antistante
usavano praticare una ricca ed accorsata fiera in luglio
nella ricorrenza della festa della Madonna del Canneto.
La chiesa ed il suo ampio slargo ebbero una fortunata
illustrazione con la bella incisione realizzata nel 1786
da Martini, su disegno del Des Préz, ed inserita
nell’opera del Saint Non: “Voyage en Italie”.
Chiesetta
di Santa Cristina
Fino al 1607
questa antica cappelluccia affiancava i plinti di
testata del ponte levatoio collegante il territorio
alla città attraverso un viottolo che, periplando
lungo le fiancate del Rivellino, si immetteva sul
ponte levatoio della porta di città. E’ dedicata
alla Vergine di Bolsena, Santa Cristina, e al suo
interno fino al ‘700 esisteva un altare ad essa
dedicato. Riconvertita ad uso profano, fu recuperata
a funzioni di culto a partire dal 1865 ed, in occasione
della grave epidemia di colera verificatasi
in città nel 1867, crebbe la devozione alla Santa,
cui si attribuisce il miracolo della cessazione
del morbo nel primo giorno del triduo di preghiere
introdotto in quell’anno dai fedeli.
La chiesetta rimase esposta per più secoli alla
forza del mare, quando ancora non esisteva l’attuale
molo e le onde s’abbattevano con furia sulla fragile
costruzione, tanto da accrescere la convinzione
nei Gallipolini circa la particolare protezione
accordata dalla Santa a questo antico tempietto. |
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Testi
di : Elio Pindinelli - Foto
Mario
Milano
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